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Mussolini e il suo ventennio raccontati attraverso immagini d’epoca digitalizzate. In occasione dell’anniversario della marcia su Roma, venerdì 28 ottobre alle 21.00 History (canale 407 di Sky) propone FASCISMO A COLORI: il programma racconta la storia di Mussolini e del
movimento delle camicie nere, ricorrendo ad immagini originali a colori e in bianco nero ricolorate con le più moderne tecnologie.
Il documentario ripercorre le principali tappe del ventennio che segnò la storia del nostro Paese, utilizzando lettere, resoconti giornalistici, rapporti di polizia, documenti diplomatici, trascrizioni di intercettazioni telefoniche. Le interviste ad alcuni dei più importanti studiosi del fascismo, come gli storici Emilio Gentile, Adrian Lyttelton e Stanley Payne, aiutano lo spettatore a capirne l’evoluzione.
Il racconto parte con lo scoppio della Grande Guerra e con la fondazione del movimento fascista nel 1919. Descrive il fenomeno dello squadrismo, illustra i preparativi della marcia su Roma e si sofferma sulla salita al potere di Mussolini. L’omicidio Matteotti, l’instaurazione della dittatura, il Concordato: il documentario mostra come dopo un inizio difficile il potere del duce si consolidi anche attraverso una serie di accordi e compromessi con le istituzioni e le forze sociali del Paese, tra cui monarchia, Chiesa cattolica, grande borghesia. Sono gli anni del consenso al regime, che raggiunge il suo culmine con la guerra d’Etiopia e la proclamazione dell’Impero.
Ma è proprio dal conflitto in Africa che la situazione inizia a mutare. Isolato a livello internazionale, Mussolini si avvicina sempre di più ad Hitler. Fascismo a colori propone le immagini dell’intervento italiano in Spagna e dell’alleanza sempre più stretta con il nazismo. Scoppia il conflitto bellico che porta al crollo del regime. La guerra diventa civile e si conclude con la morte di Mussolini nell’aprile del 1945.
Il documentario punta i riflettori anche su quegli ebrei che sostennero la formazione e l’affermazione del fascismo, come il banchiere torinese Ettore Ovazza. Reduce della Prima Guerra Mondiale e fin da subito sostenitore di Mussolini, che giudica “un grande uomo”, Ovazza partecipa alle spedizioni punitive contro i socialisti. Nel 1929, insieme ai più importanti veterani di guerra ebrei, incontra il capo del fascismo.
Circa dieci anni dopo, con la promulgazione delle leggi razziali, Ovazza si trova costretto a scrivere un appello personale al duce: “E’ la fine di tutto, della nostra identificazione con il popolo italiano. Abbiamo nutrito soltanto un sogno?” In fuga per la Svizzera, Ovazza e la sua famiglia vengono uccisi dai nazisti nell’autunno del 1943.
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