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Osservatorio CornerJob sul lavoro – Focus sui millennials e il terzo settore



Come da tradizione, CornerJob, l'app per la ricerca di lavoro geolocalizzato, a metà trimestre e a corredo dell'Osservatorio sul Lavoro,

realizza un focus settoriale. E questa volta l'obiettivo è stato puntato su millennials e terzo settore. Partendo da un dato: l'Italia, nell'Europa Mediterranea, è il Paese che, da inizio settembre 2016, ha registrato il maggior numero di offerte di lavoro in ambito non-profit sulla piattaforma (+48% rispetto alla Francia, +39% rispetto alla Spagna). E sondando la prospettiva sul lato dei candidati fra i 18 e i 30 anni emerge un dato interessante: il 60% di essi (con una leggera prevalenza delle ragazze rispetto ai maschi) a parità di retribuzione orienterebbe la propria scelta professionale verso il cosiddetto terzo settore. Il 59% proviene da aree metropolitane, il 43% possiede un livello di istruzione superiore mentre il 37% possiede un titolo universitario.
Il primo segnale importante che deriva dall'incrocio di questi dati è che i giovani interessati a lavorare nel non-profit vivono in contesti in cui hanno molto probabilmente un contatto più diretto con il disagio sociale e posseggono gli strumenti culturali per comprenderne a fondo la portata. Un'affermazione che trova conferma nel momento in cui si va a definire meglio gli aspetti motivazionali: per l'80% dei millennials l'interesse per il non profit nasce dal desiderio di sentirsi parte attiva del tessuto sociale, e il 90% considera un percorso professionale nel terzo settore come occasione di arricchimento umano e culturale in linea col proprio progetto di vita.
L'ambito riconosciuto più attraente è quello dei diritti umani (per il 45%) con particolare attenzione alle tematiche di attualità (rifugiati, violenza sulle donne, lotta all'omofobia ecc.) seguito dai servizi alla comunità, con particolare attenzione all'infanzia e alle categorie cosiddette “deboli”. L'ambiente? Interessa solo al 9% degli intervistati, superato anche dai temi più direttamente legati alla politica.
L'ultimo, e forse, più importante segnale è la chiara consapevolezza e conoscenza del terzo settore da parte dei giovani: per il 70% di essi la “conditio sine qua non” determinante per la scelta di un'organizzazione è una piena e riconosciuta trasparenza. Non solo. Il 50% cerca un lavoro “vero” e retribuito e considera il volontariato un altro tipo di impegno. Affermazione più che confortata dall'80% che “con i tempi che corrono non si può permettere nessuna forma di lavoro non retribuito”.
A tal proposito, Mauro Maltagliati, Country Manager per l'Italia e Co-fondatore di CornerJob ha commentato: “sono dati che non mi sorprendono, i millennials, come dimostrano anche gran parte delle ricerche sono iperconnessi con il mondo e, a differenza dei loro fratelli più grandi, reagiscono alla disillusione con l'azione. Sono più individualisti e, proprio per questo, da subito, cercano di costruire un proprio, ampio, progetto di vita a cui il percorso professionale deve essere accordato. E sicuramente il terzo settore visto con i loro occhi è quello che, in tal senso, fornisce le risposte più chiare”.

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Osservatorio CornerJob sul lavoro – Focus sui millennials e il terzo settore



Come da tradizione, CornerJob, l'app per la ricerca di lavoro geolocalizzato, a metà trimestre e a corredo dell'Osservatorio sul Lavoro,

realizza un focus settoriale. E questa volta l'obiettivo è stato puntato su millennials e terzo settore. Partendo da un dato: l'Italia, nell'Europa Mediterranea, è il Paese che, da inizio settembre 2016, ha registrato il maggior numero di offerte di lavoro in ambito non-profit sulla piattaforma (+48% rispetto alla Francia, +39% rispetto alla Spagna). E sondando la prospettiva sul lato dei candidati fra i 18 e i 30 anni emerge un dato interessante: il 60% di essi (con una leggera prevalenza delle ragazze rispetto ai maschi) a parità di retribuzione orienterebbe la propria scelta professionale verso il cosiddetto terzo settore. Il 59% proviene da aree metropolitane, il 43% possiede un livello di istruzione superiore mentre il 37% possiede un titolo universitario.
Il primo segnale importante che deriva dall'incrocio di questi dati è che i giovani interessati a lavorare nel non-profit vivono in contesti in cui hanno molto probabilmente un contatto più diretto con il disagio sociale e posseggono gli strumenti culturali per comprenderne a fondo la portata. Un'affermazione che trova conferma nel momento in cui si va a definire meglio gli aspetti motivazionali: per l'80% dei millennials l'interesse per il non profit nasce dal desiderio di sentirsi parte attiva del tessuto sociale, e il 90% considera un percorso professionale nel terzo settore come occasione di arricchimento umano e culturale in linea col proprio progetto di vita.
L'ambito riconosciuto più attraente è quello dei diritti umani (per il 45%) con particolare attenzione alle tematiche di attualità (rifugiati, violenza sulle donne, lotta all'omofobia ecc.) seguito dai servizi alla comunità, con particolare attenzione all'infanzia e alle categorie cosiddette “deboli”. L'ambiente? Interessa solo al 9% degli intervistati, superato anche dai temi più direttamente legati alla politica.
L'ultimo, e forse, più importante segnale è la chiara consapevolezza e conoscenza del terzo settore da parte dei giovani: per il 70% di essi la “conditio sine qua non” determinante per la scelta di un'organizzazione è una piena e riconosciuta trasparenza. Non solo. Il 50% cerca un lavoro “vero” e retribuito e considera il volontariato un altro tipo di impegno. Affermazione più che confortata dall'80% che “con i tempi che corrono non si può permettere nessuna forma di lavoro non retribuito”.
A tal proposito, Mauro Maltagliati, Country Manager per l'Italia e Co-fondatore di CornerJob ha commentato: “sono dati che non mi sorprendono, i millennials, come dimostrano anche gran parte delle ricerche sono iperconnessi con il mondo e, a differenza dei loro fratelli più grandi, reagiscono alla disillusione con l'azione. Sono più individualisti e, proprio per questo, da subito, cercano di costruire un proprio, ampio, progetto di vita a cui il percorso professionale deve essere accordato. E sicuramente il terzo settore visto con i loro occhi è quello che, in tal senso, fornisce le risposte più chiare”.

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Come da tradizione, CornerJob, l'app per la ricerca di lavoro geolocalizzato, a metà trimestre e a corredo dell'Osservatorio sul Lavoro,

realizza un focus settoriale. E questa volta l'obiettivo è stato puntato su millennials e terzo settore. Partendo da un dato: l'Italia, nell'Europa Mediterranea, è il Paese che, da inizio settembre 2016, ha registrato il maggior numero di offerte di lavoro in ambito non-profit sulla piattaforma (+48% rispetto alla Francia, +39% rispetto alla Spagna). E sondando la prospettiva sul lato dei candidati fra i 18 e i 30 anni emerge un dato interessante: il 60% di essi (con una leggera prevalenza delle ragazze rispetto ai maschi) a parità di retribuzione orienterebbe la propria scelta professionale verso il cosiddetto terzo settore. Il 59% proviene da aree metropolitane, il 43% possiede un livello di istruzione superiore mentre il 37% possiede un titolo universitario.
Il primo segnale importante che deriva dall'incrocio di questi dati è che i giovani interessati a lavorare nel non-profit vivono in contesti in cui hanno molto probabilmente un contatto più diretto con il disagio sociale e posseggono gli strumenti culturali per comprenderne a fondo la portata. Un'affermazione che trova conferma nel momento in cui si va a definire meglio gli aspetti motivazionali: per l'80% dei millennials l'interesse per il non profit nasce dal desiderio di sentirsi parte attiva del tessuto sociale, e il 90% considera un percorso professionale nel terzo settore come occasione di arricchimento umano e culturale in linea col proprio progetto di vita.
L'ambito riconosciuto più attraente è quello dei diritti umani (per il 45%) con particolare attenzione alle tematiche di attualità (rifugiati, violenza sulle donne, lotta all'omofobia ecc.) seguito dai servizi alla comunità, con particolare attenzione all'infanzia e alle categorie cosiddette “deboli”. L'ambiente? Interessa solo al 9% degli intervistati, superato anche dai temi più direttamente legati alla politica.
L'ultimo, e forse, più importante segnale è la chiara consapevolezza e conoscenza del terzo settore da parte dei giovani: per il 70% di essi la “conditio sine qua non” determinante per la scelta di un'organizzazione è una piena e riconosciuta trasparenza. Non solo. Il 50% cerca un lavoro “vero” e retribuito e considera il volontariato un altro tipo di impegno. Affermazione più che confortata dall'80% che “con i tempi che corrono non si può permettere nessuna forma di lavoro non retribuito”.
A tal proposito, Mauro Maltagliati, Country Manager per l'Italia e Co-fondatore di CornerJob ha commentato: “sono dati che non mi sorprendono, i millennials, come dimostrano anche gran parte delle ricerche sono iperconnessi con il mondo e, a differenza dei loro fratelli più grandi, reagiscono alla disillusione con l'azione. Sono più individualisti e, proprio per questo, da subito, cercano di costruire un proprio, ampio, progetto di vita a cui il percorso professionale deve essere accordato. E sicuramente il terzo settore visto con i loro occhi è quello che, in tal senso, fornisce le risposte più chiare”.

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